Leggiamo le carte

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Dopo 17 anni si è concluso il processo per la strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009.

E’, come si dice, arrivato a sentenza definitiva.

Nonostante la Sindaca Grilli avesse presieduto per due anni il tavolo della memoria senza mai riunirlo ha sentito il bisogno di commentare la vicenda con un surreale “Devo leggere le carte” come se fosse chiamata a intervenire sulla vicenda da tecnico giurista e non da politico. Come un Lele Adani che di fronte ad un goal inatteso dice al povero cronista di turno “Aspetta, vediamo il VAR”.

Ma sarebbe bastato poco, veramente poco per fare meglio. Anche soltanto chiedere aiuto ad una intelligenza artificiale qualsiasi che le avrebbe suggerito di dire cose come :

La parola fine pronunciata dalla giustizia sul dramma del 29 giugno 2009 impone a tutti noi, prima di ogni altra riflessione, un momento di profondo e silenzioso rispetto. Il pensiero dell’Amministrazione comunale e dell’intera comunità di Viareggio va, oggi come ogni giorno, alle trentadue vittime, ai sopravvissuti e ai loro familiari, che in questi diciassette anni hanno portato con dignità esemplare un peso indicibile.

Nessuna sentenza, per quanto definitiva, ha il potere di cancellare il dolore o di restituire ciò che quella notte è stato ingiustamente strappato alla nostra terra. Tuttavia, la conclusione di questo lunghissimo iter giudiziario rappresenta un passaggio necessario per lo Stato e per la nostra comunità: un punto fermo che, pur non colmando il vuoto, mette fine alla dolorosa attesa della verità processuale.”

Lei, la Sindaca, invece deve leggere le carte.

Proviamo ad aiutarla perché si prospetta un gran bell’impegno.

ll processo per la strage ferroviaria di Viareggio è stato uno dei più complessi, lunghi e imponenti della storia giudiziaria italiana recente. La mole documentale accumulata in quasi 17 anni di indagini e dibattimenti è monumentale.

Sebbene il numero esatto di faldoni totali oscilli a seconda delle cancellerie (considerando che il processo ha attraversato ben sei gradi di giudizio, tra cui tre Appelli e tre passaggi in Cassazione), i dati ufficiali emersi durante le varie fasi restituiscono la dimensione del caso:

  • La sola posizione di Moretti: Durante le prime fasi dibattimentali, la Procura di Lucca depositò un blocco di ben 17.000 pagine di sola documentazione integrativa per dimostrare il ruolo di controllo gestionale effettivo ricoperto dall’ex AD sulle controllate del Gruppo FS.
  • Gli atti di primo grado: Il solo dibattimento iniziale davanti al Tribunale di Lucca si è basato su una base documentale core di oltre 8.000 pagine di faldoni processuali, a cui si sono aggiunte decine di scatole d’archivio contenenti le perizie tecniche internazionali (italiane, tedesche e austriache) sulla metallurgia dell’assile e la dinamica dello svio.
  • Le sentenze-fiume: La sola prima sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Lucca nel 2017 contava ben 1.027 pagine di motivazioni. A questa si sono poi sommate le centinaia di pagine delle successive sentenze d’Appello e di Cassazione.
  • Il numero di udienze: Solo il primo grado ha richiesto 140 udienze, ognuna delle quali ha generato centinaia di pagine di verbali e trascrizioni delle deposizioni di testimoni, consulenti ed esperti di sicurezza ferroviaria.

Si è trattato, a tutti gli effetti, di un’indagine “tirata su” a dispetto di confini geografici e barriere linguistiche, in cui i magistrati hanno dovuto analizzare migliaia di documenti tecnici provenienti dalle officine di manutenzione della Germania e della rete proprietaria dei carri in Austria.

La vicenda giudiziaria per la strage ferroviaria di Viareggio (avvenuta il 29 giugno 2009 e costata la vita a 32 persone) si è conclusa in via definitiva con la condanna di Mauro Moretti, ex Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato (FS) e di Rete Ferroviaria Italiana (RFI), a 5 anni di reclusione per i reati di disastro ferroviario colposo e incendio.

I motivi centrali che hanno sorretto l’impianto accusatorio e la successiva condanna definitiva ruotano attorno a precise responsabilità di natura organizzativa e gestionale.

La “Posizione Gestoria” e la Conoscibilità del Rischio

La difesa ha ampiamente sostenuto che un Amministratore Delegato di una grande holding capogruppo non potesse rispondere di un guasto tecnico specifico avvenuto “alla periferia dell’impero” (la rottura dell’assile del carro merci di un’azienda tedesca).

Tuttavia, i giudici hanno stabilito che Moretti non è stato condannato per una responsabilità oggettiva (legata solo al ruolo), bensì per aver assunto un’effettiva e specifica posizione gestoria e di controllo. In quanto vertice del gruppo:

  • Aveva il dovere normativo e contrattuale di presidiare e mitigare i rischi legati alla circolazione dei convogli sulla rete italiana.
  • Il rischio di cedimento dei componenti e la scarsa tracciabilità dei controlli di manutenzione svolti dalle officine estere sui carri merci in transito in Italia erano considerati fattori noti o comunque ampiamente conoscibili a livello di vertice societario.

Le Omissioni sui Sistemi di Sicurezza e Controllo

I giudici hanno individuato profili di colpa specifica in merito a scelte organizzative e tecniche non adottate, che avrebbero potuto evitare il disastro o limitarne drasticamente le conseguenze:

  • Mancata adozione del dispositivo rilevatore di svio: RFI e Trenitalia non avevano reso obbligatorio o implementato sui carri merci questo strumento, giudicato dai periti una misura preventiva decisiva ed esigibile per bloccare tempestivamente il treno in caso di deragliamento.
  • Omessa vigilanza sulla tracciabilità: È stata contestata la mancata pretesa di standard stringenti e di una tracciabilità documentale rigorosa sulle attività di manutenzione (nello specifico i controlli ultrasonori sull’assile poi spezzatosi) effettuate dalle società e officine estere (come Jungenthal e Gatx).
  • Gestione della velocità: Non erano state previste adeguate limitazioni di velocità per i convogli merci che trasportavano sostanze altamente pericolose (come il GPL) in prossimità dei centri abitati e delle stazioni.

Il Nodo della Prescrizione e delle Attenuanti

Il percorso processuale è stato estremamente lungo e complesso, subendo forti rimodulazioni nel tempo:

  • Esclusione dell’aggravante sul lavoro: Inizialmente la Cassazione aveva escluso l’aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro per i terzi estranei (i residenti di via Ponchielli). Questa decisione ha fatto cadere in prescrizione il reato di omicidio colposo plurimo per la quasi totalità degli imputati.
  • Rinuncia alla prescrizione: Mauro Moretti, a differenza di altri coimputati, aveva formalmente rinunciato alla prescrizione per i reati di incendio colposo e lesioni nel 2018, affrontando il giudizio nel merito che ha poi confermato la sua responsabilità penale irrevocabile.
  • Il calcolo della pena (Appello-Ter): L’ultimo rinvio giudiziario riguardava esclusivamente la quantificazione delle attenuanti generiche. I giudici hanno stabilito che, data l’eccezionale gravità del disastro, lo sconto di pena per le attenuanti non potesse essere concesso nella misura massima (un terzo), ma dovesse limitarsi al minimo edittale (un nono), blindando così la condanna a 5 anni.

Il lungo percorso processuale per la strage di Viareggio si è chiuso in Cassazione con la condanna definitiva di 12 persone fisiche.

Oltre a Mauro Moretti, le sentenze hanno accertato in via definitiva le responsabilità penali degli altri massimi vertici delle aziende ferroviarie italiane dell’epoca e dei manager, tecnici e addetti delle società estere proprietarie del vagone cisterna e responsabili della sua manutenzione.

I condannati si dividono principalmente in due filoni:

I Vertici delle Società Ferroviarie Italiane

Insieme a Moretti, sono stati condannati gli amministratori delegati delle controllate del gruppo, ritenuti responsabili delle carenze nei sistemi di sicurezza sulla rete e sulla flotta passeggeri/merci italiana:

  • Michele Mario Elia: Ex Amministratore Delegato di RFI (Rete Ferroviaria Italiana), condannato in via definitiva a 4 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione.
  • Vincenzo Soprano: Ex Amministratore Delegato di Trenitalia, la cui condanna definitiva a 4 anni e 2 mesi è passata in giudicato già in uno dei precedenti passaggi in Cassazione.

I Responsabili delle Società Estere (Proprietà e Manutenzione del Carro)

Il disastro fu causato dal cedimento per fatica di un assile (l’asse che unisce le ruote) che era stato mal revisionato. Per questa ragione, la fetta più consistente delle condanne definitive ha colpito i manager e i tecnici tedeschi e austriaci legati a due società: Gatx Rail (società austriaca proprietaria del carro cisterna che ha ceduto) e Jungenthal (l’officina di Hannover che aveva eseguito la manutenzione sull’assile).

Tra i condannati definitivi figurano:

  • Rainer Kogelheide e Peter Linowski: Manager di Gatx Rail Germania.
  • Johannes Mansbart: Amministratore delegato di Gatx Rail Austria.
  • Roman Mayer: Responsabile del settore officine di Gatx.
  • Uwe Kriebel: Capo officina di Jungenthal.
  • Helmut Brodel: Responsabile dell’officina Jungenthal.
  • Uwe Koennecke: Responsabile dei controlli di sicurezza a ultrasuoni (che avrebbero dovuto rilevare la cricca nell’assile prima che si spezzasse).

Le Società Condannate (Responsabilità Amministrativa)

Oltre alle persone fisiche, il processo ha sanzionato pecuniariamente a livello amministrativo (secondo la legge 231) anche le stesse società coinvolte nella catena di controllo e logistica. Tra le persone giuridiche condannate figurano:

  • Gatx Rail Austria e Gatx Rail Germania
  • Jungenthal Eisenbahnbians (l’officina)
  • Mercitalia Logistics (all’epoca FS Logistica)

Questa sentenza riveste un’importanza cruciale, tanto per la sicurezza di cittadini e passeggeri quanto sul piano politico.

In un’Unione Europea che ha permesso ai vettori — deliberatamente o meno — di sfruttare le maglie più larghe delle normative di sicurezza di alcuni Paesi, questo verdetto richiama con forza l’Amministratore alle proprie responsabilità.

Se a Bruxelles qualcuno avesse davvero la volontà di invertire la rotta, estendendo a tutti i cittadini europei gli standard e i controlli del Paese più rigoroso, questa sarebbe l’occasione perfetta per passare alla storia. Richiede tenacia: almeno la metà di quella dimostrata per 17 lunghi anni dai familiari e dai legali delle vittime di quella maledetta notte.

A tutti loro vanno la nostra vicinanza, il nostro affetto e la nostra profonda riconoscenza.

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